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Riepilogo
Nel 1969-1970, attivisti britannici guidati dalla campagna Stop the Seventy Tour di Peter Hain interruppero il tour di rugby dei Springbok sudafricani nelle Isole Britanniche per protestare contro l’apartheid. La campagna mirava a cancellare il prossimo tour di cricket sudafricano del 1970 attraverso ostruzioni non violente e dimostrazioni. Il tour di rugby fu caratterizzato da invasioni di campo, sit-in e altre interruzioni, portando alla cancellazione del tour di cricket. La campagna ebbe successo nell’isolamento degli sport sudafricani e contribuì al più ampio movimento anti-apartheid.
Contesto
Il governo dell’apartheid sudafricano, guidato dal Partito Nazionale, affrontò una crescente opposizione internazionale dopo il 1964, inclusa la sospensione dal Comitato Olimpico Internazionale. In Gran Bretagna, il ‘D’Oliveira Affair’ del 1967—dove il governo dell’apartheid impedì al giocatore di cricket di colore Basil D’Oliveira di giocare contro squadre completamente bianche—scatenò indignazione e portò alla cancellazione di un tour di cricket inglese in Sudafrica. L’annuncio del tour di rugby dei Springbok del 1969-1970 e di un successivo tour di cricket del 1970 riaccese la controversia, con gli oppositori che vedevano il tour di rugby come un’opportunità per impostare il tono per il tour di cricket [source: nv-database].
Cosa è successo
La campagna, guidata dal diciannovenne Peter Hain in qualità di presidente di Stop the Seventy Tour (STST), trattò il tour di rugby come una prova generale per il tour di cricket, mirando a forzarne la cancellazione attraverso dimostrazioni [source: nv-database]. I dimostranti invasero frequentemente il campo di rugby durante le partite, costringendo a fermare i giochi e portando a campi circondati da filo spinato [source: nv-database]. Nel dicembre 1969, l’autobus della squadra Springbok fu dirottato a Twickenham; il giocatore Tommy Bedford causò un incidente, ma nessuno rimase ferito [source: nv-database]. I manifestanti incollarono le serrature delle porte degli hotel dei giocatori sudafricani e posero puntine da disegno su un campo di rugby [source: nv-database]. A Coventry, i sostenitori tennero una processione con torce anti-apartheid; il dimostrante Adrian Smith ricordò l’incredulità sui volti dei giocatori Springbok mentre osservavano dalla loro balconata dell’hotel [source: nv-database]. Alcuni giocatori e allenatori protestarono anche: il flanker gallese John Taylor si astenne dal giocare contro il Sudafrica, e l’allenatore Carwyn James si rifiutò di lasciare lo spogliatoio durante la partita della sua squadra [source: nv-database]. La campagna fu descritta come ‘uno dei tour sportivi più amari nella storia di questo paese (Inghilterra)’ [source: nv-database]. Il tour di cricket del 1970 fu cancellato a causa del potenziale per simili dimostrazioni [source: nv-database].
Persone e organizzazioni chiave
- Peter Hain
- Stop the Seventy Tour (STST)
- Fair Cricket Campaign
- Vescovo di Woolwich
- E.W. Stanton
- Ted Dexter
- John Arlott
- Sezione di Londra del sindacato nazionale dei giornalisti
- Institute of Race Relations
- British Council of Churches
- Freedom under Law (FUL)
- Governo dell’apartheid sudafricano (Partito Nazionale)
- Squadra di rugby Springbok
Tattiche utilizzate
- boycotts-and-strikes
- nonviolent-direct-action
- civil-resistance
- coalition-building
- framing-and-narrative
- methods-of-nonviolent-action
La campagna combinò azioni dirette non violente—come invasioni di campo, sit-in e ostruzioni—con la costruzione di alleanze che coinvolgevano la Chiesa cattolica, gruppi anti-apartheid e élite solidali, creando un’ampia interruzione che rese i tour insostenibili. La natura dispersa e decentralizzata dei partecipanti rese difficile per le autorità contrastare efficacemente le proteste [source: nv-database].
Risultato
Verdetto: vinto.
La campagna raggiunse il suo obiettivo specifico: il tour di cricket sudafricano del 1970 fu cancellato e il tour di rugby fu gravemente interrotto, ottenendo 6 su 6 punti per il successo nel raggiungimento delle richieste [source: nv-database]. La campagna sopravvisse e crebbe, guadagnando un totale di 10 su 10 punti [source: nv-database]. Questa vittoria fu seguita da numerose altre proteste anti-apartheid nelle competizioni sportive [source: nv-database].
Lezioni
- Trattare un evento preliminare come una ‘prova generale’ può costruire slancio e dimostrare i costi del proseguimento di un’attività contestata.
- Azioni decentralizzate e poco coordinate possono essere più difficili da reprimere per le autorità rispetto a una singola campagna centralizzata.
- Ottenere supporto da istituzioni rispettate (ad es., la Chiesa) e da élite (ad es., parlamentari, figure sportive) aggiunge legittimità a un movimento di protesta.
Fonti
- Global Nonviolent Action Database —
[[nv-database]]
Disclaimer: Inclusa come esempio didattico di arte della campagna, non come approvazione.
Fonti e verifica
nv-database— grounding: primary — license: link-only- Riscritto: 2026-06-25 tramite
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