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Riepilogo
Dal 1993 al 1996, circa 300 famiglie Navajo e Hopi su Black Mesa, Arizona, hanno resistito agli ordini del governo di trasferirsi e si sono opposte alle operazioni minerarie della Peabody Coal. Hanno impiegato occupazione non violenta, disobbedienza civile e lobbying per proteggere la loro terra e l’acqua. La campagna ha ottenuto un successo parziale: le famiglie sono rimaste sulla loro terra e il permesso minerario della Peabody è stato revocato nel 1996, anche se l’estrazione è continuata e le condizioni dell’acqua non sono migliorate [source: nv-database].
Contesto
Dal 1882, la riserva di Big Mountain su Black Mesa, Arizona, è stata contesa tra il governo degli Stati Uniti e le tribù Navajo e Hopi. I ricchi depositi di carbone solforoso hanno attratto le compagnie minerarie e, negli anni ‘70, la Peabody Coal ha iniziato l’estrazione a cielo aperto. Un atto di trasferimento del 1974 ha fatto pressione sulle tribù per lasciare, offrendo 5000 dollari a chi si trasferiva, ma negli anni ‘90 circa 300 famiglie hanno ancora rifiutato di trasferirsi [source: nv-database].
Cosa è successo
Il 5 agosto 1993, un giudice federale ha ordinato ai Navajo rimanenti di trasferirsi o di firmare un contratto di affitto per occupanti di 75 anni; hanno ignorato l’ordine e hanno continuato a vivere sulla terra [source: nv-database]. Nel novembre 1993, il Bureau of Indian Affairs ha iniziato raid quotidiani sul bestiame per fare pressione sui Navajo, addebitando somme elevate per rilasciare gli animali [source: nv-database]. La Peabody Coal estraeva dal 1968, utilizzando un tubo di slurry che ha prosciugato cinquanta sorgenti e avvelenato l’acqua, uccidendo il bestiame e minacciando vite [source: nv-database]. Le anziane Pauline Whitesinger e Roberta Blackgoat hanno guidato la resistenza abbattendo recinzioni, affrontando funzionari del BIA e allontanando i lavoratori del governo [source: nv-database]. Nel 1993, la Peabody ha abbattuto almeno quattro terreni di sepoltura Navajo; i Navajo hanno bloccato i bulldozer con i loro corpi, abbattuto recinzioni, scritto lettere, fatto lobbying e utilizzato internet e incontri per sensibilizzare [source: nv-database]. Hanno anche presentato cause legali per uso ingiusto della terra, diritti sull’acqua e violazione delle leggi federali sull’estrazione mineraria [source: nv-database]. L’11 marzo 1996, un giudice federale ha stabilito che le attività della Peabody violavano i diritti umani e ambientali, ha revocato il suo permesso minerario per violazione del National Environmental Policy Act e del Surface Mining Control Act, e ha constatato che i consigli tribali, l’OSMRE e il BIA ignoravano i diritti fondamentali [source: nv-database]. La Peabody ha fatto appello e ha continuato a lottare per l’accesso all’estrazione [source: nv-database]. Entro la scadenza del 1 aprile 1996, la maggior parte delle famiglie non si era conformata; fino a cinquanta famiglie hanno accettato la proposta del governo, ma i tribunali non hanno intrapreso azioni contro le famiglie rimanenti [source: nv-database]. Il 26 settembre 1996, il Congresso ha approvato il Navajo-Hopi Settlement Act che richiedeva a tutti i Navajo di trasferirsi entro il 2000 [source: nv-database]. Nel 1996, un gruppo di Hopi e Navajo si è recato a Londra per protestare all’assemblea degli azionisti della Hanson Ltd. [source: nv-database]; Lord Hanson li ha fatti cacciare, ma Roberta Blackgoat ha offerto una preghiera [source: nv-database]. Le famiglie continuano a rifiutare di riconoscere gli atti di terra [source: nv-database]. Il 22 dicembre 2008, l’Ufficio di estrazione superficiale del Dipartimento degli Interni ha concesso alla Peabody un permesso per continuare le operazioni, ma dopo un appello da parte dei popoli Navajo e Hopi, il permesso è stato ritirato l’8 gennaio 2010 [source: nv-database].
Persone e organizzazioni chiave
- Roberta Blackgoat
- Pauline Whitesinger
- Peabody Coal
- Bureau of Indian Affairs
- Office of Surface Mining and Reclamation Effects
- Department of the Interior
- Tribù Navajo-Hopi
Tattiche utilizzate
- nonviolent-direct-action
- civil-resistance
- coalition-building
- petitions-and-e-campaigning
- citizen-lobbying
La campagna ha combinato occupazione non violenta e disobbedienza civile per bloccare fisicamente le azioni minerarie e governative, utilizzando anche lobbying, cause legali e sensibilizzazione pubblica per esercitare pressione legale e politica. Questa combinazione di azione diretta e tattiche istituzionali mirava a difendere i diritti sulla terra e a sfidare contemporaneamente il permesso minerario [source: nv-database].
Risultato
Verdetto: parziale.
La campagna ha ottenuto un successo parziale: le famiglie Navajo sono rimaste sulla loro terra e il permesso minerario della Peabody è stato revocato nel 1996 a causa di violazioni ambientali. Tuttavia, la Peabody ha fatto appello e ha continuato l’estrazione, le condizioni dell’acqua non sono migliorate e il Congresso ha successivamente approvato un atto di trasferimento. Il ritiro del permesso nel 2010 è stata una vittoria successiva, ma l’obiettivo principale di fermare l’estrazione e proteggere l’acqua non è stato completamente realizzato durante il periodo della campagna [source: nv-database].
Lezioni
- Combinare l’occupazione fisica con le sfide legali può creare molteplici punti di pressione contro avversari aziendali e governativi.
- La resistenza non violenta sostenuta nel tempo può ritardare o invertire politiche sfavorevoli anche quando la vittoria completa non è immediata.
- Costruire alleanze oltre i confini tribali e utilizzare i media e l’outreach su internet può amplificare una lotta locale a pubblici nazionali e internazionali.
Fonti
- Global Nonviolent Action Database —
[[nv-database]]
Disclaimer: Inclusa come esempio didattico di arte della campagna, non come approvazione.
Fonti e verifica
nv-database— grounding: primary — license: link-only- Riscritto: 2026-06-25 tramite
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