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Politica Conflittuale

Contentious politics è il quadro accademico — sviluppato da Charles Tilly, Sidney Tarrow e Doug McAdam — per la rivendicazione collettiva sostenuta da parte di persone comuni contro obiettivi potenti, al di fuori della politica istituzionale e dei canali abituali dei gruppi di interesse. Il quadro copre scioperi, manifestazioni, rivoluzioni, movimenti sociali e mobilitazione etnica come un unico campo. È fondamentale per quasi tutti i libri moderni sulla strategia di campagna e sulla teoria dei movimenti.

Corpo

Il quadro della politica conflittuale ha avuto origine negli anni ‘70–‘80 nel lavoro di Charles Tilly (From Mobilization to Revolution, 1978; Popular Contention in Great Britain, 2003) ed è stato esteso da Sidney Tarrow (Power in Movement, Cambridge UP, 1988, rivisto nel 2011). È stato codificato in Dynamics of Contention (McAdam, Tarrow, Tilly, Cambridge UP, 2001), che sostiene che gli episodi di conflitto — scoppi discreti di azione collettiva — emergono attraverso l’interazione di meccanismi (mediazione, diffusione, certificazione, emulazione, radicalizzazione) e processi (insurrezione, deterioramento, coalescenza reattiva, politica del rischio, espansione). Il quadro rifiuta sia il determinismo strutturale dei “movimenti sociali come risposta alle lamentele” sia il quadro dell’attore razionale di “persone che si uniscono quando l’utilità attesa è positiva”. Invece, il conflitto è ciò che accade quando si aprono opportunità politiche e coalizioni mutevoli scoprono di avere leva. [source: dynamics-of-contention]

L’affermazione empirica più citata del quadro è il modello dei cicli di protesta: il conflitto rifluisce e fluisce in archi di 5–10 anni allineati con opportunità politiche, reti organizzative e una più ampia prontezza culturale. All’interno di ogni ciclo, gli episodi hanno una forma — emergenza, escalation, crisi, declino e ripresa. La forma si mappa su condizioni politico-economiche più ampie e spiega sia l’ascesa dei movimenti sia perché alcuni si esauriscono. [source: power-in-movement]

La scelta metodologica distintiva del quadro sono i repertori — fasci storicamente costituiti di tattiche di conflitto disponibili. Il repertorio di un artigiano del XIX secolo (scioperi, petizioni, rottura di macchinari) non è il repertorio di un manifestante del XXI secolo (azione diretta coordinata, amplificazione sui social media, reclamo normativo). La lente del repertorio rende il quadro utile per i professionisti che vogliono sapere quali strumenti sono oggi nella cassetta degli attrezzi e quali tattiche “esterne” (scioperi della fame, occupazioni, strumenti hacker) potrebbero essere apprese da movimenti stranieri.

Usalo per

Diagnosticare perché una mobilitazione in corso sta avvenendo ora (scansione delle opportunità politiche), scegliere tattiche che si adattano al repertorio attuale piuttosto che al repertorio “classico” e tempizzare la tua escalation in base alla fase del ciclo. Usa il vocabolario del quadro (opportunità, minaccia, repertorio, ciclo) per comunicare con accademici, donatori e personale politico.

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Domande Aperte

  • Il quadro è stato sviluppato negli anni ‘90 e sottovaluta i repertori digitali. Un aggiornamento del XXI secolo su come i repertori dei social media si mappano su opportunità/minaccia è in sospeso nella letteratura accademica.
  • La rilevazione empirica in tempo reale della fase del ciclo è difficile; l’affermazione che “siamo nella fase X” è spesso post-hoc.

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